
MusicBoom
(luglio 04)
01. Allora Luca, sempre on the road
voi dei Julie’s Haircut vero?
Luca: In
un certo senso… da quando ci siamo messi insieme ci
sono state poche pause dai concerti dal vivo, perfino mentre
siamo in studio a registrare non sospendiamo del tutto l’attività
live. Ma credo che sia giusto così, insomma: siamo
un gruppo, quello che fa un gruppo è suonare.
02. Questo vostro continuo pellegrinaggio
in lungo e il largo per la penisola influisce in qualche
modo nella scrittura dei pezzi o preferite fare le cose
magari con più calma una volta a casa?
Luca: Conoscere
tanta gente, vedere posti nuovi, condividere esperienze
è importante per la scrittura, ma credo solo a un
livello inconscio. Quando è ora di scrivere una canzone
è necessario un certo grado di raccoglimento, diciamo
così… magari può capitare che suonando
assieme durante un sound-check possano venire fuori abbozzi
di idee strumentali che poi confluiscono in un pezzo, questo
sì…
03. Quando scrivi –
o scrivete un pezzo – da cosa ti fai suggestionare?
Ci sono magari dei film o dei libri che ti suggeriscono
qualcosa? Magari anche solo delle semplici situazioni quotidiane…
Luca: Ogni
esperienza quotidiana può portare con sé un’idea
che magari finisce in un testo o in un’atmosfera musicale.
Il più delle volte questo processo è del tutto
inconscio, altre volte lo stato d’animo generato da
un film o da un libro o da una tribuna politica o da qualsiasi
altra cosa può far scattare la molla creativa. Non
so, è difficile capire come funziona, io non ci penso
mai. A volte basta una frase idiota sentita da un amico
a darmi lo spunto per un titolo e da lì generare
un intero testo.
04. Ho letto in giro
per internet che il film che hai visto più di tutti
è stato “Attila Flagello di Dio”, ci
sono altri film che hai consumato e che magari hanno influenzato
molto l’attitudine del gruppo? Insomma, hai delle
preferenze per quanto riguarda il cinema?
Luca: Non
credo che "Attila flagello di Dio" abbia influenzato
in alcun modo la musica dei Julies. È vero però
che ho visto quel film a ripetizione da ragazzino. Ero "costretto"
dai miei amici: ci trovavamo a casa di uno di loro e il
film era costantemente in rotazione sul videoregistratore,
con tutti i tormentoni che porta con sé. Ma dal punto
di vista cinematografico preferisco altre cose, pur ammettendo
la dignità di quella cinematografia un po’
selvaggia, cafona e a tratti geniale che forse oggi fa un
po’ sentire la sua mancanza. In generale sono un grandissimo
appassionato di cinema, pensa che ho aperto anche una libreria/videoteca
tematica sul cinema, per inventarmi un lavoro. Personalmente
amo tantissimo Scorsese, Kubrick, Billy Wilder, solo per
citare i più classici, i primi che vengono alla mente,
ma sono anche molto appassionato del genere horror e fantascientifico,
in particolare quello d’epoca, le produzioni della
Rko degli anni ’40, quelle inglesi degli anni ’60
e ’70 della Hammer con Christopher Lee e Peter Cushing
oppure quelle americane di Roger Corman con Vincent Price.
Ecco, questi ultimi forse, con la loro carica ironica e
giocosa e la loro estetica pop, mescolati alla visceralità
del primo Scorsese formano un buon “contraltare”
cinematografico alla musica dei Julies.
05. E come lettore?
Luca: Ultimamente
mi sono lasciato catturare da alcuni autori noir americani,
quasi tutti texani: Joe Lansdale, Richard Matheson, Jim
Thompson. Ma come nel cinema e nella musica mi piacciono
tante cose diverse, leggo anche saggi di storia e politica,
biografie, libri-intervista. Mi piace molto Chuck Palahniuk.
Poi condivido con Nicola una forte passione per James Ellroy
e Don De Lillo. D’estate mi piace recuperare qualche
classico, in questo periodo mi sto dedicando a Conrad, è
di una modernità impressionante. Tra gli autori di
fumetti, forma letteraria che io considero di dignità
pari alla prosa, mi fanno impazzire Garth Ennis ("Preacher"
lo farei leggere nelle scuole di sceneggiatura), Alan Moore,
Frank Miller e Neil Gaiman (tra l’altro ottimo anche
come autore di romanzi e racconti). Tra gli scrittori italiani
direi Dino Buzzati su tutti.
06. Non voglio farti
la solita domanda delle “canzoni della vita”
ma sarei curioso di sapere i gruppi preferiti dei Julie’s
Haircut; quelli che, magari, vi hanno spinto a prendere
le chitarre in mano.
Luca: Sono
tantissimi. Credo che quando abbiamo iniziato a suonare
insieme, a metà anni ’90, fossimo mossi soprattutto
dalle cose di alcuni gruppi indie americani che stavano
dimostrando che si poteva fare ottima musica basandosi sulla
freschezza della proposta e l’intensità interpretativa
piuttosto che sulla tecnica. Penso ai soliti nomi, non voglio
certo nascondermi: Sonic Youth, Pavement, Flaming Lips,
Pixies, Dinosaur Jr e compagnia bella. Poi credo anche che
fin da subito abbiamo mescolato queste influenze con un
sacco di altre cose che ci piacevano: i classici Beatles,
Velvet Underground, Rolling Stones, Stooges, poi più
avanti la passione per la musica nera degli anni ’60,
il soul e il funk di etichette come Motown, Tamla, Stax,
ecc…
Ma sono tutte influenze dalle quali (credo) ci lasciamo
toccare più dal punto di vista attitudinale che da
quello prettamente musicale. Mi spiego: ciò che veramente
abbiamo preso da tutti questi gruppi non sono tanto i giri
armonici, i riff, il modo di impostare la voce o altro,
quanto la loro poetica, cioè la loro "filosofia"
su come organizzare il lavoro di gruppo e il background
emotivo che risulta dal suonare insieme.
07. E la preferenza
verso la strumentazione vintage da cosa nasce? Sono rimasto
molto colpito dalle vostre chitarre (Luca suona una Fender
Mustang e una Fender Bronco, ndi) e dall’apparecchiatura
del Reverendo.
Luca: Il
motivo per gli strumenti che usiamo sta semplicemente nel
suono che fanno. Non siamo dei puristi, ma abbiamo sempre
preferito chitarre e amplificatori d’epoca perché
ci piace il suono delle valvole e delle vecchie circuitazioni.
Ma tanto per sfatare qualche mito, Fabio ora utilizza anche
un campionatore e in studio lavoriamo anche molto su loop
elettronici. Usiamo qualsiasi cosa, basta che sia perfetta
dal punto di vista sonoro e che soddisfi le nostre esigenze.
08. Da qualche mese
si trova nei negozi "Marmalade EP", da cosa è
nato questo progetto che non si può proprio definire
vostro al 100% ma piuttosto un progetto aperto?
Luca: Homesleep
voleva un nuovo singolo estratto da "Adult Situations",
hanno proposto Marmalade e a noi stava benissimo; è
il nostro primo singolo cantato da Laura ed è sicuramente
un pezzo che rende l’idea dello spettro sonoro in
cui ci muoviamo, che non è fatto solo di indie-rock
classico. Dovendo fare il singolo abbiamo voluto arricchirlo
con questi remix, idea peraltro non originalissima, ma ci
incuriosiva l’idea di sentire le nostre canzoni rimanipolate
da musicisti elettronici che ammiriamo. Alla fine ne è
venuto fuori un ep di 10 canzoni.
09. Non hai paura che
i brani remixati possano magari snaturare la natura delle
canzoni originali del gruppo?
Luca: Non
è affatto una paura, io ci speravo proprio! Scusa:
se uno vuole sentire quelle canzoni nella loro forma "naturale"
che si compri l’album. Gli ep e i singoli mi piacciono
proprio perché ti permettono di osare, di fregartene
un po’ e di rischiare qualcosa di nuovo al di fuori
dell’omogeneità di fondo che invece una discografia
su album deve sempre avere.
10. Tornando al discorso
dell’on the road, nonostante non ci sia stato il tutto
esaurito, a Torino c’è stata comunque una buona
risposta di pubblico. Capita sempre così? Non è
più così difficile suonare rock’n’roll
in Italia?
Luca: Quest’ultimo
tour è stato abbastanza fortunato, ci sono sempre
alcune serate non da capogiro ma il pubblico è visibilmente
aumentato. Questo mi fa piacere, ma non credo che sia sintomatico
di una situazione più facile. Anzi, sicuramente questi
sono tempi difficili per la musica dal vivo, me ne accorgo
dalle scarse affluenze dei tanti festival che frequentiamo.
E’ difficile e dispendioso per mille motivi organizzare
un concerto, ora più che qualche anno fa. Se i nostri
concerti vanno discretamente è dovuto al fatto che
noi suoniamo costantemente da 10 anni e un certo seguito
ce lo siamo pure coltivato, con alti e bassi. Ma per un
gruppo che deve iniziare ora non credo sia così semplice.
Ci sono tante proposte, forse troppe, e i soldi a disposizione
sono quelli che sono, sia per comprare un disco che per
andare a un concerto. I prezzi dei biglietti aumentano,
anche e soprattutto per i concerti più piccoli perché
dietro all’organizzazione di un concerto oggi c’è
una burocrazia che è (incredibile a dirsi) più
asfissiante rispetto a qualche anno fa.
11. Riuscite a vivere di musica
o dovete ancora "lavorare"?
Luca: Dobbiamo
lavorare, ma non ci secca più di tanto. Avere un
lavoro esterno al gruppo può essere faticoso a livello
logistico, però porta con sé diversi vantaggi.
Innanzitutto la nostra musica non è, nemmeno a livello
inconscio, influenzata dal fatto che ci deve procurare sostentamento.
Poi suonare con un gruppo che comunque qualche soldino te
lo mette in tasca ti permette di sceglierti un lavoro che
ti piace e quindi di vivere bene. Potremmo magari anche
"sopravvivere" sul gruppo, ma fare il musicista
in ambito indipendente, almeno in Italia, non ti permette
di guardare al futuro con tranquillità. Finché
suoni magari riesci anche a mangiare, ma se un giorno il
gruppo si scioglie quali prospettive puoi avere? Poi a noi
piacciono tante cose, libri, dischi, cinema, tutte cose
che costano tanti soldi e quindi siamo felici di fare due
lavori e di non farci mancare nulla. Altri magari la pensano
diversamente. Io sto bene così. Davvero mi fanno
un po’ sorridere i tanti gruppi di ventenni che partono
da subito con l’idea di volere "diventare famosi":
sono proprio quelli che non ce la faranno perché
pensano più al video che gireranno un giorno a Malibù
invece che alla musica che dovrebbero suonare in sala prove.
12. Prossimi progetti? Collaborazioni?
Compilation? Dischi nuovi? Lavori solisti?
Luca: Prestissimo
uscirà finalmente un nuovo vinile dei Julies: si
tratta di un 7" split con un pezzo nostro e uno dei
Judah, un duo electro-wave. Sarà pubblicato dalla
Black Candy, una nuova ed agguerrita etichetta di Firenze.
Deve uscire anche una compilation edita dalla Sub Records
di Modena in cui noi abbiamo inserito una cover acustica
di un vecchio brano dei Flaming Lips ("You have to
be joking"), registrata dal vivo negli studi di Radio
Città del Capo a Bologna. Nel frattempo stiamo scrivendo
delle canzoni nuove che a noi piacciono molto, cominceremo
presto a pensare a un nuovo album.
13. Quindi il progetto
"Pop Terrorist" (lavoro solista di Luca G edito
per Gammapop, ndi) non avrà un seguito? Com’era
nato questo progetto?
Luca: La
storia del disco è curiosa e bella (forse più
del disco stesso, che secondo il mio modesto parere è
comunque una bomba). Ma l’ho già raccontata
tante volte, sono passati tanti anni e non ho voglia di
rifarlo. Se hai voglia fallo tu, altrimenti consiglio l’acquisto
del cd ai nostri concerti: costa solo 5 euro e contiene
la storia della sua genesi. Se vi fa schifo al massimo potete
usare la copertina per fare dei filtri, riciclare il box
per le vostre masterizzazioni selvagge e appendere il cd
allo specchietto retrovisore per fregare i velox.
14. A questo punto
non mi resta che augurarvi nuovamente buona fortuna e di
rivedervi presto dalle nostre parti.
Luca: Speriamo
di tornare presto, un po’ come Bobo Vieri.
15. Ciao… ah dimenticavo,
mi regalate il fantasmino?
Luca: Impossibile.
Hamilton Santia