
Idbox
(luglio 03)
Da promesse a conferme dell'indie
italiano. Dopo due album e svariati ep i Julie's Haircut
si sono affacciati sul mercato questa primavera con "The
Power Of Psychic Revenge", gustoso antipasto del nuovo
"Adult Situations" che vedrà la luce a
settembre per la Homesleep, label presso cui si sono accasati
dopo la separazione da Gammapop. L'intervista con Nicola,
arricchita dalle incursioni di Luca
G e Laura, si è
svolta nel backstage della data del Tora! Tora! di Riccione
poco prima che i nostri salissero sul palco per il loro
set (dove non specificato le risposte sono di Nicola).
01. Parliamo
del passaggio da Gammapop alla Homesleep… C’è
stato qualcosa che non funzionava?
Con Gammapop abbiamo inciso i primi due album ed alcuni
singoli e siamo rimasti legati a loro per un certo periodo;
ci ha dato la possibilità di emergere, noi suonavamo
già da qualche anno e dopo aver incontrato i ragazzi
dell'etichetta abbiamo fatto un salto di qualità,
anche a livello di notorietà…poi, dopo la pubblicazione
del secondo disco, l'etichetta si è un po' fermata,
nel 2002 non ha pubblicato nessun disco nuovo, c'è
stato un momento in cui sembrava addirittura che Filippo
Perfido (il boss di Gammapop, ndI) l'avrebbe venduta, c'era
questa sua intenzione perché magari lui era stanco.
02. Anche
perché la gestiva praticamente da solo…
Sì, credo fosse soprattutto questo il motivo, essendo
solo lui il responsabile si doveva occupare dell’etichetta
ma, facendo anche altro, alla fine non riusciva a curarla
come probabilmente andava fatto. Noi abbiamo continuato
a fare le nostre cose, abbiamo registrato dei nuovi pezzi
nel 2002 e anche nella prima parte di quest'anno e quindi
ci siamo trovati con del nuovo materiale da pubblicare ma
senza nessuno che ci portasse fuori. Da tempo conosciamo
i ragazzi della Homesleep, in particolare Daniele Rumori,
e anche i gruppi principali associati all'etichetta, i GDM,
gli Yuppie Flu ecc. sono amici; è partito questo
contatto con Daniele, con cui c'è questa amicizia
da parecchi anni, e loro si sono dimostrati subito interessati
a pubblicare le nostre cose. E' stato un passaggio abbastanza
naturale. La motivazione principale è stata, però,
che Filippo alla fine era un pò assente e che la
distribuzione con Gammapop ha sempre funzionato abbastanza
male, prima con Wide e poi con la Self, invece Homesleep
ha questo contratto con la Sony che ti permette quantomeno
di arrivare nei negozi di dischi.
03. Il
che è un punto di partenza…
Sì, poi c'è da vedere…c'è inoltre
l’aspetto legato al mercato estero che non è
secondario, anche se non abbiamo mire particolari; ci siamo
accorti da subito che Homesleep ha tutta una serie di relazioni
con l'Inghilterra o con altri paesi europei che funzionano
molto bene, infatti sin dal primo pezzo che abbiamo pubblicato
con loro che è questa cover dei Pavement nella compilation
tributo ("Summer Babe" in "Everything Is
Ending Here", ndI) abbiamo avuto subito un buon feedback
dagli U.S.A. e dall'Inghilterra e questa cosa si sta ripetendo
anche con l'ep.
04. Quindi
ora avrete una distribuzione all’estero anche col
nuovo album?
Sì, l'ep è uscito in U.K. qualche giorno fa,
ha avuto già diversi passaggi radiofonici con buoni
riscontri e sono tutte cose che ti danno soddisfazione perché
vedi che ci sono delle persone che lavorano dietro di te…per
loro è un impegno affrontabile perché possono
dividersi il lavoro.
05. Come
mai è finita sul nuovo ep la cover di "Hey Man"
degli Spaceman 3, per una nuova piega che volete far emergere
dai nuovi lavori, per un tributo…
E' stato abbastanza spontaneo inserire questa cover perché
era un pezzo che eseguivamo da tempo dal vivo, non sempre
magari, e quando siamo stati in studio per registrare i
nuovi pezzi ci siamo detti "vabbè, facciamo
anche questa visto che è pronta"…in mezz'ora
l'abbiamo registrata ed è venuta bene…non c’era
un disegno preciso dietro.
06. Lo
chiedo perché è innegabile che ci sia stata
un'evoluzione del vostro suono in quella direzione, quindi
la scelta della cover diviene in qualche modo sintomatica…
Sì, c'è anche quest'aspetto, è un brano
legato a quello che facciamo adesso a livello di arrangiamenti.
07. Il
nuovo disco dovrebbe chiamarsi "Adult Situations"…
E tu come la sai questa cosa?
08. …sono
preparato. E' vero che il tema portante del disco sarà
il passaggio all’età adulta, argomento di cui
si parla anche nell’ep?
Quando facciamo un album non abbiamo in mente prima il concetto
preciso che dovrà fare da legante. Ognuno scrive
una canzone, poi si prova insieme e ci si trova ad avere
un tot di pezzi per l'album. In questo caso, però,
mi sono accorto, ti parlo di un anno e mezzo fa, che nelle
nuove canzoni c'erano alcune tematiche che ritornavano e
si è considerato questo elemento comune come qualcosa
che potava essere valorizzato. Non ho voluto fare un concept,
non si tratta di questo, ho cercato di dare un significato
forte al disco sia dal punto di vista musicale che concettuale
tentando di far emergere il contenuto dei testi in questa
chiave, il passaggio dall'adolescenza all'età adulta.
E' un evento che può essere autobiografico, ci riguarda
tutti, noi del gruppo ma anche le persone che collaborano
e lavorano con noi; alla fine non sono brani totalmente
autobiografici, questo passaggio è raccontato facendo
riferimento a situazioni e contesti che non sono solo della
nostra vita. Molto anni Ottanta il nuovo disco... (Luca
G, di passaggio, lancia questa affermazione tra le risate
generali).
09. Perché
è anni Ottanta il nuovo disco?
Chiedilo a Luca… (parla Luca) …sapevo che me
lo avresti chiesto…è che abbiamo ascoltato
molto Siouxie and The Banshees in questo periodo (risate)
e sono influenze che si sentiranno (risate) …no, sto
sparando cazzate…
10. Laura,
è vero che nel primo singolo canterai tu? (in seguito
ne avremo conferma, si tratta di "Marmelade",
eseguita anche in concerto)
(Laura) Non lo so, dobbiamo ancora decidere… (Luca)
il gruppo sarebbe contrario per quattro quinti… (risate)
11. Vuoi
aggiungere qualcosa sul fatto che sarà un disco anni
Ottanta?
(Luca) Anche lì, quattro quinti del gruppo non erano
favorevoli, poi c'è stata una forte prevalenza di
chi aveva trentenni all'epoca…(ride guardando Laura)
12. "Stars
Never Lookin So Bright" è molto bilanciato tra
parti acustiche e parti lente, un disco molto completo,
in qualche senso maturo, cosa ne pensi? Rispecchia le vostre
influenze, quindi, Sebadoh, Pavement, il lo-fi in generale?
Comunque il vostro background è orientato in quella
direzione…
Quel disco lì? Non saprei…quando lo abbiamo
registrato avevamo l'idea di fare un album molto diverso
dal primo, un disco più dilatato, più tranquillo,
da un certo punto di vista più rilassato anche se
poi in realtà non è tutto così. A conti
fatti, due anni dopo, sono soddisfatto di quel disco e devo
dire che, sentito a mente lucida, mi suona come un gruppo
indie anni che cerca di fare del rock classico, con tutti
i limiti di questa soluzione… Nel senso che alcuni
dei brani sono stati pensati come brani di rock anni Settanta
se vuoi…suonate con i nostri limiti di esecuzione.
Io sono molto legato all'impostazione di quel tipo di rock
statunitense, anche radiofonico se vuoi, che comunque non
siamo capaci tecnicamente di eseguire. E' venuto fuori,
quindi, questo strano connubio che può risultare
interessante perché c’è questo nostro
approccio molto spontaneo, senza tecnicismi, però
applicato a delle canzoni che suonate con lo stile per cui
erano state concepite sarebbero risultate anni Settanta.
Forse la particolarità di quel disco è proprio
questa.
13. Il
fatto che quello che fate è poco italiano ma ha dei
chiari riferimenti al mondo statunitense non vi fa sentire
fuori contesto in una realtà come il ToraTora, costituita
per lo più da band che rappresentano una realtà
più italiana?
No, non ci sentiamo fuori contesto perché comunque
ci hanno invitato a partecipare e già questo ci onora.
14. Vi
sentite una band italiana oppure vi sentite più legati
all’immaginario statunitense?
Noi ci sentiamo sicuramente legati ad una cultura musicale
che non è quella italiana ma non ci sentiamo degli
stranieri in patria; con tutti i gruppi con cui suoniamo,
e che magari fanno un genere musicale diverso dal nostro,
non sentiamo tutta questa lontananza…ad esempio gli
Afterhours cantano in italiano, sono italiani al cento percento
ma ci sono citazioni e rimandi che possono essere più
vicine a noi, avremo sicuramente ascolti comuni…non
faccio dell’uso di una lingua diversa una discriminante.
15. L'uso
dell’inglese è spontaneo o è un qualcosa
che vi serve per essere più vicini all'immaginario
statunitense?
E' sicuramente una scelta spontanea, è stato ed è
ancora uno degli strumenti che abbiamo utilizziamo per realizzare
la nostra musica e sicuramente la causa di questa scelta
è il fatto che abbiamo un certo background, è
tutto molto naturale…
16. Un
giudizio sul Tora Tora? Voi avete partecipato, con i Perturbazione,
già alla passata edizione in qualità di gruppi
"minori" e quest’anno c’è stata
un'ulteriore apertura nei confronti di altre band meno conosciute…
Dal punto di vista organizzativo va più che bene,
c'è un bel clima, una bella atmosfera tra i vari
gruppi; le band sono messi tutti in condizioni di pari dignità,
anche il gruppo locale meno conosciuto ha lo stesso trattamento
degli Afterhours che sono i padroni di casa e questa è
una cosa positiva. Sul fatto che quest'anno ci sia stata
una maggiore apertura verso gruppi meno conosciuti è
senz’altro una cosa positiva, penso che alla fine
sia anche questo lo spirito del festival.
17. Ed
il rapporto col pubblico è cambiato? Avere una platea
più vasta e che non è qui solo per voi, in
quanto inseriti in un festival cambia qualcosa?
Questo è un fattore sicuramente positivo anche se
non c'è sempre la possibilità di fare un soundcheck
- ma è così per tutti i gruppi, non faccio
assolutamente recriminazioni ma un discorso di carattere
generale - e quindi un gruppo non può essere valutato
al cento per cento delle sue possibilità…ma
va benissimo anche così, vale per tutti i gruppi.
18. Negli
ultimi tempi l’attenzione nei vostri confronti è
andata sempre aumentando; con la partecipazione al Brand
New Tour, al Tora!Tora! ed al Tuborg Festival avete avuto
molte occasioni per avere più visibilità all’interno
della scena italiana. Come vi ha cambiato questo, come vi
sentite?
Noi siamo rimasti i ragazzi semplici di una volta…
(risate). Questa notorietà non ci ha cambiati…
(risate). A parte gli scherzi, noi continuiamo a fare le
nostre cose…a parte questi festival i nostri concerti
continuano ad essere in posti raccolti… (parla Luca).
Una volta che mi sono piazzato la Jacuzzi in casa…
(risate).
Scritta ed eseguita in collaborazione
con Emanuele Barletta.
Vince
B.Lorusso